Samuel Taylor Coleridge.
...
.
...
La ballata del vecchio marinaio.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
Una differente traduzione in prosa della famosa ballata di Coleridge, capolavoro della poesia classica inglese.
...
.
...
PRIMA PARTE
...
.
...
E un vecchio marinaio, e ferma uno dei tre convitati: "Per la tua lunga barba grigia e il tuo occhio scintillante, e perch ora mi fermi?
Le porte del Fidanzato son gi tutte aperte, e io sono il pi stretto parente; i convitati son gi riuniti, il festino  servito, tu puoi udirne di qui l'allegro rumore."
Ma egli lo trattiene con mano di scheletro. "C'era una volta un bastimento ..." comincia a dire. "Lasciami, non mi trattener pi, vecchio vagabondo dalla barba brizzolata!" E quello immediatamente ritir la sua mano.
Ma con l'occhio scintillante lo attrae e lo trattiene. -E il Convitato resta come paralizzato, e sta ad ascoltare come un bambino di tre anni: il vecchio Marinaro  padrone di lui.
Il Convitato si mise a sedere sopra una pietra: e non pu fare a meno di ascoltare attentamente. E cos parl allora quel vecchio uomo, il Marinaro dal magnetico sguardo:
"La nave, salutata, avea gi lasciato il porto, e lietamente filava sull'onde, sotto la chiesa, sotto la collina, sotto l'alto fanale.
Il Sole si lev da sinistra, si lev su dal mare. Brill magnificamente, e a destra ridiscese nel mare
Ogni di pi alto, sempre pi alto finch diritto sull'albero maestro, a mezzogiorno ..." Il Convitato si batte il petto impaziente, perch sente risuonare il grave trombone.
La Sposa si  avanzata nella sala: essa  vermiglia come una rosa; la precedono, movendo in cadenza la testa, i gai musicanti.
Il Convitato si percuote il petto, ma non pu fare a meno di stare a udire il racconto. E cos seguit a dire quell'antico uomo, il Marinaro dall'occhio brillante.
"Ed ecco che sopraggiunse la burrasca, e fu tirannica e forte. Ci colp con le sue irresistibili ali, e, insistente, ci cacci verso sud.
Ad alberi piegati, a bassa prora, come chi ha inseguito con urli e colpi pur corre a capo chino sull'orma del suo nemico, la nave correva veloce, la tempesta ruggiva forte, e ci s'inoltrava sempre pi verso il sud.
Poi vennero insieme la nebbia e la neve; si fece un freddo terribile: blocchi di ghiaccio, alti come l'albero della nave, ci galleggiavano attorno, verdi come smeraldo.
E traverso il turbine delle valanghe, le rupi nevose mandavano sinistri bagliori: non si vedeva pi forma o di bestia - ghiaccio solo da per tutto.
Il ghiaccio era qui, il ghiaccio era l, il ghiaccio era tutto all'intorno: scricchiolava e muggiva, ruggiva ed urlava. come i rumori che si odono in una sincope.
Alla fine un Albatro pass per aria, e venne a noi traverso la nebbia. Come se fosse stato un'anima cristiana, lo salutammo nel nome di Dio.
Mangi del cibo che gli demmo, bench nuovo per lui; e ci volava e rivolava d'intorno. Il ghiaccio a un tratto si ruppe, e il pilota pot passare fra mezzo.
E un buon vento di sud ci soffi alle spalle, e l'Albatro ci teneva dietro; e ogni giorno veniva  a mangiare o scherzare sul bastimento, chiamato e salutato allegramente dai marinari.
Tra la nebbia o tra 'l nuvolo, su l'albero o su le vele, si appollai per nove sere di seguito; mentre tutta la notte attraverso un bianco vapore splendeva il bianco lume di luna."
"Che Dio ti salvi, o Marinaro, dal demonio che ti tormenta! - Perch mi guardi cos, Che cos'hai?" - "Con la mia balestra, io ammazzai l'ALBATRO!
...
.
...
PARTE SECONDA.
...
.
...
Il sole ora si levava da destra: si levava dal mare, circonfuso e quasi nascosto fra la nebbia, e si rituffava nel mare a sinistra.
E il buon vento di sud spirava ancora dietro a noi, ma nessun vago uccella lo seguiva, e in nessun giorno riapparve per cibo o per trastullo al grido dei marinari.
Oh, io avevo commesso un'azione infernale, e doveva portare a tutti disgrazia; perch, tutti lo affermavano, io avevo ucciso l'uccello che faceva soffiare la brezza. Ah, disgraziato, dicevano, ha ammazzato l'uccello che faceva spirare il buon vento.
N fosco n rosso, ma sfolgorante come la faccia di Dio, si lev il sole gloriosamente. Allora tutti asserirono che io avevo ucciso l'uccello che portava i vapori e le nebbie.  bene, dissero,  bene ammazzare simili uccelli, che apportano i vapori e le nebbie.
La buona brezza soffiava, la bianca spuma scorreva, il solco era libero: eravamo i primi che comparissero in quel mare silenzioso...
A un tratto, il vento cess, e cadder le vele; fu una desolazione ineffabile: si parlava soltanto per rompere il silenzio del mare.
Solitario in un soffocante cielo di rame, il sole sanguigno, non pi grande della luna, si vedeva a mezzogiorno pender diritto sull'albero maestro.
Per giorni e giorni di seguito, restammo come impietriti, non un alito, non un moto; inerti come una nave dipinta sopra un oceano dipinto.
Acqua, acqua da tutte le parti; e l'intavolato della nave si contraeva per l'eccessivo calore; acqua, acqua da tutte le parti; e non una goccia da bere!
Il mare stesso si putrefece. O Cristo! che ci potesse davvero accadere? S; delle cose viscose strisciavano trascinandosi su le gambe sopra un mare glutinoso.
Attorno, attorno, turbinosi, innumerevoli fuochi fatui danzavano la notte: l'acqua, come l'olio nella caldaia d'una strega, bolliva verde, blu, bianca.
E alcuni, in sogno, ebbero conferma dello spirito che ci colpiva cos: a nove braccia di profondit, ci aveva seguiti dalla regione della nebbia e della neve.
E ogni lingua, per l'estrema sete, era seccata fino alla radice; non si poteva pi articolare parola, quasi fossimo soffocati dalla fuliggine.
Ohim! che sguardi terribili mi gettavano, giovani e vecchi! In luogo di croce, mi fu appeso al collo l'Albatro che avevo ucciso.
...
.
...
PARTE TERZA.
...
.
...
E pass un triste tempo. Ogni gola era riarsa, ogni occhio era vitreo. Un triste tempo, un triste tempo! E come mi fissavano tutti quegli occhi stanchi! Quand'ecco, guardando verso occidente, io scorsi qualche cosa nel cielo.
Da prima, pareva una piccola macchia, una specie di nebbia; si moveva, si moveva, e alla fine parve prendere una certa forma.
Una macchia, una nebbia, una forma, che sempre pi si faceva vicina: e come se volesse sottrarsi ed evitare un fantasma marino, si tuffava, si piegava, si rigirava.
Con gole asciutte, con nere arse labbra, non si poteva n ridere n piangere. In quell'eccesso di sete, stavano tutti muti. Io mi morsi un braccio, ne succhiai il sangue, e gridai: Una vela! Una vela!
Con arse gole, con nere labbra bruciate, attoniti mi udiron gridare. Risero convulsamente di gioia: e tutti insieme aspirarono l'aria, come in atto di bere.
Vedete! vedete! (io gridai) essa non gira pi, ma vien dritta a recarci salute: senza un alito di vento, senza corrente, si avanza con la chiglia elevata.
A occidente l'acqua era tutta fiammeggiante; il giorno era presso a finire. Sull'onda occidentale posava il grande splendido sole - quand'ecco quella strana forma s'interpose fra il sole e noi.
E a un tratto il sole apparve listato di strisce (che la celeste Madre ci assista!) come se guardasse dalla inferriata di una prigione con la sua faccia larga ed accesa.
Ohim! (pensavo io, e il cuore mi batteva forte), come si avvicina rapidamente, ogni momento di pi! Son quelle le sue vele, che scintillano al sole come irrequiete fila di ragno?
Son quelle le sue coste, traverso a cui il sole guarda come traverso a una grata? E quella donna l  tutto l'equipaggio?  forse la Morte? o ve ne son due? o  la Morte la compagna di quella donna?
Le sue labbra eran rosse, franchi gli sguardi, i capelli gialli com'oro: ma la pelle biancastra come la lebbra... Essa era l'Incubo VITA-IN-MORTE, che congela il sangue dell'uomo.
Quella nuda carcassa di nave ci pass di fianco, e le due giocavano ai dadi. "Il gioco  finito! ho vinto, ho vinto!" dice l'una, e fischia tre volte.
L'ultimo lembo di sole scompare: le stelle accorrono a un tratto: senza intervallo crepuscolare,  gi notte. Con un mormorio prolungato fugg via sul mare quel battello-fantasma.
Noi udivamo, e guardavamo di sbieco, in su. Il terrore pareva suggere dal mio cuore, come da una coppa, tutto il mio sangue vitale. Le stelle erano torbide, fitta la notte, e il viso del timoniere splendeva pallido e bianco sotto la sua lanterna.
La rugiada gocciava dalle vele; finch il corno lunare pervenne alla linea orientale, avendo alla sua estremit inferiore una fulgida stella,
L'un dopo l'altro, al lume della luna che pareva inseguita dalle stelle, senza aver tempo di mandare un gemito o un sospiro, ogni marinaro torse la faccia in una orribile angoscia, e mi maledisse con gli occhi.
Duecento uomini viventi (e io non udii n un sospiro n un gemito), con un grave tonfo, come una inerte massa, caddero gi l'un dopo l'altro.
Le anime volaron via dai loro corpi, volarono alla beatitudine o alla dannazione; ed ogni anima mi pass d'accanto sibilando, come il fischio della mia balestra.
...
.
...
PARTE QUARTA
...
.
...
"Tu mi spaventi, vecchio Marinaro! La tua scarna mano mi fa pura! Tu sei lungo, magro, bruno come la ruvida sabbia del mare.
Ho paura di te, e del tuo occhio brillante, e della tua bruna mano di scheletro..."- "Non temere, non temere, o Convitato! Questo mio corpo non cadde fra i morti.
Solo, solo, affatto solo. solo in un immenso mare! E nessun santo ebbe compassione di me, della mia anima agonizzante.
Tutti quegli uomini cos belli, tutti ora giacevano morti! e migliaia e migliaia di creature brulicanti e viscose continuavano a vivere, e anch'io vivevo.
Guardavo quel putrido mare, e torcevo subito gli occhi dall'orribile vista; guardavo sul ponte marcito, e l erano distesi i morti.
Alzai gli occhi al cielo, e tentai di pregare; ma appena mormoravo una prece, udivo quel maledetto sibilo, e il mio cuore diventava arido come la polvere.
Chiusi le palpebre, e le mantenni chiuse; e le pupille battevano come polsi; perch il mare ed il cielo, il cielo ed il mare, pesavano opprimenti sui miei stanchi occhi; e ai miei piedi stavano i morti.
Un sudore freddo stillava dalle loro membra, ma non imputridivano, n puzzavano: mi guardavano sempre fissi, col medesimo sguardo con cui mi guardaron da vivi.
La maledizione di un orfano avrebbe la forza di tirar gi un'anima dal cielo all'inferno; ma oh! pi orribile ancora  la maledizione negli occhi di un morto! Per sette giorni e sette notti io vidi quella maledizione... eppure non potevo morire.
La vagante luna ascendeva in cielo e non si fermava mai: dolcemente saliva , saliva in compagnia di una o due stelle.
I suoi raggi illusori davano aspetto di una distesa bianca brina d'aprile a quel mare putrido e ribollente; ma dove si rifletteva la grande ombra della nave, l'acqua incantata ardeva in un monotono e orribile color rosso.
Al di l di quell'ombra, io vedevo i serpi di mare muoversi a gruppi di un lucente candore; e quando si alzavano a fior d'acqua, la magica luce si rifrangeva in candidi fiocchi spioventi.
Nell'ombra della nave, guardavo ammirando la riccheza dei loro colori; blu, verde-lucidi, nero- vellutati, si attorcigliavano e nuotavano; e ovunque movessero, era uno scintillio di fuochi d'oro.
O felici creature viventi! Nessuna lingua pu esprimere la loro bellezza: e una sorgente d'amore scatur dal mio cuore, e istintivamente li benedissi. Certo il mio buon Santo ebbe allora piet di me, e io inconsciamente li benedissi.
Nel momento stesso potei pregare; e allora l'Albatro si stacc dal mio collo, e cadde, e affond come piombo nel mare.
...
.
...
PARTE QUINTA.
...
.
...
Oh, il sonno! esso  una cosa soave, amata da un polo all'altro. Sia lodata la Vergine Maria! Essa dal cielo mi mand il dolce sonno che penetr nella mia anima.
Sognai che le secchie rimaste inutili per tanto tempo sul ponte, erano piene di rugiada; e quando mi destai, pioveva.
Le mie labbra eran bagnate, la mia gola rinfrescata, tutti i miei vestiti inzuppati d'acqua: certo io avevo bevuto durante il sogno, e ancora bevevo.
Mi mossi, e non sentivo pi le mie membra: ero cos leggero, che quasi credetti di essere morto dormendo, e diventato uno spirito benedetto.
A un tratto sentii un muggito di vento: non pareva che si avvicinasse, - ma col solo rumore scoteva le vele che erano cos sottili e riarse!
L'aria in alto si anim a un tratto, e cento banderuole di fuoco abbagliante si agitarono di qui, di l, per ogni verso: e da ogni parte le pallide stelle parevano danzare in quel turbinio.
Il vento si avvicinava e ruggiva pi forte, e le vele sospiravano col mormorio della saggina; e la pioggia si rovesci gi da una sola nuvola nera, al cui estremo lembo appariva la luna.
Il fitto nugolo nero si squarci; ma la luna gli rest accanto: come acque lanciate da qualche alta rupe, i lampi si succedevano senza interruzione, in largo e precipitoso torrente.
Il gagliardo vento non arrivava fino alla nave; eppure la nave cominci a muoversi! Al misto bagliore dei lampi e della luna, gli uomini morti a un tratto mandarono un gemito.
Mandarono un gemito, si smossero, si levarono tutti in piedi - ma senza parlare, e senza girare gli occhi. Sarebbe stato strano anche in un sogno, aver visto quei morti alzarsi da terra!...
Guidato dal timoniere, il bastimento cominci a muoversi; eppure nessun soffio lo spingeva dall'alto. I marinari cominciarono tutti a manovrare ai cordami secondo il solito, muovendo le membra meccanicamente come inanimati strumenti... Oh, noi eravamo uno spaventoso equipaggio!
Il corpo di un mio nipote mi stava accanto, ginocchio a ginocchio: quel corpo ed io si manovrava ad un medesimo canapo, ma egli non mi diceva una parola..."
"Tu mi fai terrore, vecchio Marinaro!" "Rassicrati, o Convitato! non eran le anime dei morti nell'angoscia, tornati a vivificare i cadaveri,; ma una schiera di beati spiriti.
E quando albeggi, essi piegaron le braccia e si affollarono intorno all'albero maestro. Dolci suoni uscirono lentamente dalle loro bocche, ed esalarono dai loro corpi.
Intorno intorno volava ognuno di quei dolci suoni; e ascendeva rapido al sole; poi lenti e soavi tornavano indietro, ora in coro, ora ad uno ad uno.
Talvolta mi pareva di udir cantare l'allodola scendente dal cielo; talvolta era come se cantassero insieme tutti gli uccellini, ed empissero l'aria ed il mare coi loro dolci gorgheggi.
Ed ora pareva un pieno di strumenti, ora come un flauto solitario; -ed era il canto di un angelo che i cieli ascoltano muti.
Cess; ma le vele continuarono il loro lieto mormorio fino a mezzogiorno, il mormorio di un nascosto ruscello nel fiorito mese di giugno, che canta tutta la notte una tranquilla melodia ai boschi dormienti.
Navigammo placidamente fino a mezzogiorno, ma senza un soffio di brezza; lentamente, pianamente, il bastimento procedeva come spinto da un impulso sottomarino.
A nove tese di profondit sotto la chiglia, venuto dalla regione della nebbia e della neve, scorreva uno spirito - era esso che metteva in moto la nave: ma a mezzod le vele cessarono il loro mormoro, e la nave si arrest.
Il sole alto sull'albero maestro la vide immobilizzata sull'acque; ma dopo un minuto cominci ad agitarsi con un breve e difficile movimento: andando avanti e indietro met della sua lunghezza, con un corto e penoso movimento.
Poi, come uno scalpitante cavallo lasciato andare ad un tratto, essa fece un subito sbalzo... Mi and tutto il sangue alla testa, e caddi svenuto.
Non saprei dire quanto durasse lo svenimento: ma prima di riprendere i sensi, io udii e intimamente distinsi due voci nell'aria.
" lui? diceva una,  questo l'uomo? Per Colui che spir sulla croce;  lui che con la crudele balestra abbatt l'Albatro innocente!
Lo spirito che abita solitario nella regione della nebbia e della neve amava l'uccello amante dell'uomo, che l'uomo ingrato uccise con la sua balestra."
L'altra era una voce pi bassa, dolce come stille di miele, e diceva: "L'uomo ne ha gi fatto penitenza, e altra penitenza ha da fare."
...
.
...
PARTE SESTA.
...
.
...
PRIMA VOCE.
"Ma dimmi, dimmi, parla di nuovo, rinnovando le tue dolci note. - Che cos' che spinge cos veloce la nave? e che va facendo l'Oceano?"
SECONDA VOCE.
"Immobile come uno schiavo dinanzi al mio signore, l'Oceano non ha pi un soffio; guarda in silenzio col suo grande e scintillante occhio la Luna, come per domandare in che direzione ha da muoversi, perch  lei che lo guida, calmo o agitato. Vedi, fratello, vedi con che soave grazia essa guarda in gi sopra di lui!"
PRIMA VOCE.
"Ma come mai quella nave, senza onda e senza vento, scorre cos veloce?"
SECONDA VOCE.
"L'aria le  rotta dinanzi, e si richiude subito dietro il suo passaggio.
Vola, fratello, vola! pi alto! pi alto! o noi saremo in ritardo; poich la nave si muover lenta lenta, appena ritorni in s il marinaro."
Mi destai; e si navigava come in propizia stagione. Era notte, una notte tranquilla, la luna era alta - gli uomini morti giacevano uno accanto all'altro.
Giacevano tutti insieme sul ponte, che pareva diventato un carnaio: tutti fissavan su di me i loro occhi impietriti che brillavano al lume della luna.
L'angoscia, la maledizione con la quale morirono, non era sparita mai: io non potevo staccare i miei occhi dai loro, n sollevarli per pregare.
Ma finalmente questo incanto fu rotto: ancora una volta rivedevo l'oceano verde; e bench spingessi lontano lo sguardo, non scorgevo quasi pi nulla dei passati prodigi.
Ero come un uomo che in una via solitaria si avanza con timore e terrore, ed essendosi voltato un momento, ricammina senza pi volger la testa; perch sente che un orribil demonio  dietro i suoi passi.
Ma presto alit una brezza su me, senza produrre suono n moto; il suo passaggio non era sul mare, nell'onda, o nell'ombra.
Mi sollevava i capelli, mi sventolava su le gote, soave come uno zeffiro sui prati di primavera - si mescolava stranamente anch'essa con le mie paure, eppure la sentivo come un fausto saluto.
Rapida, rapida, filava la nave, eppur veleggiava soavemente; dolcemente spirava la brezza - e spirava sopra me solo.
Oh sogno di gioia! Quella ch'io vedo  davvero la punta del fanale?  quella la collina? quella la chiesa?  proprio questo il mio paese?
Si entr in porto, e io pregai singhiozzando: Mio Dio fa che ora mi desti - o se questo  un sogno, fammi dormire per sempre!
L'acqua nel porto era limpida come cristallo, e s placidamente stendevasi! la baia era tutta illuminata dal chiarore lunare.
La rupe risplendeva, e non meno la chiesa che  su la rupe; la luna illuminava in perfetto silenzio l'immobile banderuola.
La baia era tutta bianca nella tacita luce, quand'ecco sorgenti da essa varie forme, che erano ombre, apparvero in vermigli colori.
Quelle ombre vermiglie erano a poca distanza dalla prora. Io girai gli occhi sul ponte... -O Cristo, che cosa vi vidi!
Ogni cadavere giaceva inanime e irrigidito, e, per la santa Croce! un uomo tutto luce, un uomo-angelo, stava presso ogni morto.
Ciascuno di quella serafica schiera accennava con la mano: era una celeste visione! Essi stavano come segnali alla terra, ognuno un soave splendore.
Ognuno dell'angelica schiera stendeva la mano accennando, e non emisero voce - nessuna voce ; ma oh! quel silenzio scese come una musica nel mio cuore!
A un tratto udii un tuffo di remi; udii il grido del pilota; ignota forza mi fece volger la testa, ed ecco apparire un battello.
Sentii avvicinarsi rapidamente il pilota e il suo ragazzo. Gran Dio del cielo, fu tale la gioia, che i morti stessi non potevan turbarla.
Vidi una terza persona, e sentii la sua voce. Egli  il buon eremita! Canta a voce alta i santi inni che compone nel bosco. Egli mi confesser - egli laver la mia anima dal sangue dell'Albatro.
...
.
...
PARTE SETTIMA.
...
.
...
Il buon eremita dimora in un bosco che costeggia il mare. Ha una forte e simpatica voce, e ama conversare coi marinari che vengono da lontane regioni.
S'inginocchia la mattina, a mezzogiorno, e la sera: e ha per morbido cuscino il muschio che riveste un vecchio tronco di quercia.
Il battello si avvicinava. Io li sentivo parlare: " strano davvero! e dove son ora quei tanti e belli splendori che dianzi ci facevano cenno?"
"Strana cosa davvero in fede mia! (soggiunse l'eremita) non  stato nemmeno risposto al nostro saluto! L'intavolato della nave  tutto sconnesso, e vedete le vele, come sono sottili e consunte!
Io non ho mai visto nulla di simile, se non fosse per quei bruni scheletri di foglie che galleggiano nel ruscello del mio bosco; quando i rami d'ellera son coperti di neve, e il gufo ulula al lupo che divora i lupicini."
"Signore Iddio! ha proprio un aspetto diabolico (aggiunse il pilota) e io sono stordito dallo spavento." "Coraggio e avanti!" rispose allegramente l'eremita.
Il battello si appress alla nave; ma io non dissi parola, n feci motto; il battello venne proprio accosto alla nave, e immediatamente fu udito un rumore.
Un rumore che dapprima brontolava sott'acqua, poi si fece pi forte e pi spaventoso... arriv alla nave, sconvolse tutta la baia... e la nave affond come piombo.
Stordito da quell'orribil fracasso che scosse mare e cielo, il mio corpo galleggiava come quello di un annegato da sette giorni - quando a un tratto, come in un sogno, mi ritrovai nel battello del pilota.
Sulla voragine dove affond il bastimento il battello si aggirava vorticoso. Tutto era tornato tranquillo; solo la collina echeggiava ancora del gran rimbombo.
Quando io mossi le labbra per parlare, il pilota mand un grido, e cadde svenuto, Il buon eremita lev gli occhi al cielo, e si mise a pregare.
Io afferrai i remi. Il ragazzo del pilota, che ora  diventato pazzo, rideva forte e a lungo, girando gli occhi di qua e di l. "Ah! ah! (diceva) mi accorgo ora che il Diavolo ha imparato a remare."
Ed ecco io misi piede sulla terra ferma, nel mio paese nativo. L'eremita usc con me dal battello, ma poteva reggersi appena.
"Oh confessami, sant'uomo, confessami!" L'eremita aggrott il sopracciglio. "Dimmi subito, t'impongo di dirlo, che razza d'uomo sei tu?"
E immediatamente questa mia persona fu torturata in una tremenda agonia che mi obblig a raccontar la mia storia; e solamente dopo averla narrata, mi sentii sollevato.
Fin d'allora, a un'epoca indeterminata, riprovo quell'agonia; e finch non ho rifatto lo spaventoso racconto, il cuore mi brucia nel petto.
Io passo, come la notte, di terra in terra, e ho una strana facolt di parola. Appena lo vedo in viso, riconosco subito l'uomo destinato ad udirmi; e gli comincio a dire l'edificante mia storia.
Che alto strepito esce da quella porta! I Convitati sono tutti l: la sposa e le sue damigelle son nel giardino e si odon cantare... 
Ma ecco la campanella del vespro che invita me alla preghiera.
O Convitato! Quest'anima si  trovata sola sull'ampio, ampio mare: tanto sola, che Dio stesso pareva appena esser l.
Oh, pi dolce del nuziale festino, molto pi dolce per me,  l'avviarmi alla chiesa, in devota compagnia.
Incamminarmi alla chiesa, e l pregar tutti insieme, mentre ognun s'inchina al gran Padre, vecchi, bambini, teneri amici, e giovani, e allegre fanciulle.
Addio, addio! Ma questo io dico a te, o Convitato: prega bene sol chi ben ama e gli uomini e gli uccelli e le bestie.
Prega bene colui che meglio ama tutte le creature, piccole e grandi; poich il buon Dio che ci ama, ha fatto e ama tutti.
Il marinaro dall'occhio brillante, dalla barba brinata dagli anni,  sparito, e ora il Convitato non si dirige pi alla porta dello sposo.
Egli se ne venne, come stordito, e fuori dai sensi. E quando si lev la mattina dopo, era un uomo pi triste e pi savio.
...
.
...
FINE.